Tag: Bellinzona

  • La SUPSI ha un nuovo centro di competenza per il cambiamento climatico

    La SUPSI ha un nuovo centro di competenza per il cambiamento climatico

    La SUPSI ha inaugurato un nuovo centro di competenza che si occuperà delle tematiche legate ai cambiamenti climatici. È stato creato dal Dipartimento Ambiente, Costruzione e Design ( DACD ) di Mendrisio. Secondo un comunicato stampa , si concentrerà su tre aree principali: esplorare le basi scientifiche dei cambiamenti climatici, adattarsi ai cambiamenti climatici e mitigare i cambiamenti climatici.

    Secondo un comunicato stampa, presso il Centro competenze cambiamento climatico e territorio (CCCT) lavoreranno circa 50 ricercatori. Ad esempio, svilupperanno misure per combattere le zanzare o sistemi di monitoraggio per il riscaldamento del permafrost nelle Alpi ticinesi. Molti degli argomenti di ricerca ruotano anche attorno alle energie rinnovabili.

    Complessivamente, il CCCT intende rafforzare e coordinare le competenze interdisciplinari presso la SUPSI. Lavorerà anche con le istituzioni e le associazioni cantonali. Tra i partner del centro c’è anche l’associazione TicinoEnergia di Bellinzona, con la quale SUPSI sta già collaborando a progetti per edifici rispettosi del clima.

  • L'Istituto cantonale di economia ecommercio si rinnova

    L'Istituto cantonale di economia ecommercio si rinnova

    Nell’ambito di concorsi di architettura per temi scolastici, ci troviamo spesso confrontati con progetti che testimoniano l’evoluzione architettonica del dopoguerra. A volte si tratta di oggetti interessanti, altre meno anche se le domande che sorgono sono le stesse.

    Come comportarsi di fronte ad un’architettura a noi così vicina nei tempi e nei modi di pensare? Come risolvere lacune energetiche senza stravolgerne il volto. Quali sono i modi migliori per ampliarne gli spazi senza perdere il concetto e le qualità originali?

    Sono alcuni degli interrogativi che gli architetti Corecco e Canevascini hanno affrontato cercando di risolvere su cosa piace davvero di queste architetture, quali eventuali lacune colmare e quali trasformazioni possono aver incrinato gli equilibri architettonici.

    Gli stabili e il paesaggio
    L’ex Caserma di Bellinzona, progettata nei primi anni ’50 dagli architetti Jäggli, Brunoni, Beretta-Piccoli e Tallone, poi trasformata in scuola di commercio negli anni ’80, presenta vari elementi di pregio che fungono da caposaldo progettuale. Il più generale risiede nell’elevata qualità paesaggistica del luogo in cui il complesso si è sapientemente inserito e che, nel corso del tempo, si è andata rafforzando con interventi di valore assoluto, tra i quali spicca il bagno pubblico, la splendida opera degli architetti Aurelio Galfetti, Flora Ruchat, Ivo Trümpy.

    Un percorso fluviale, un’area verde estesa definita da edifici pubblici, lo sguardo verso la Bellinzona medievale e lo scenario della valle che si apre verso nord sono gli sfondi che formano l’ambiente dell’Istituto. Vi è poi la capacità nel comporre i volumi, austeri singolarmente, ma addolciti dalle lievi oscillazioni delle angolazioni che ne disegnano la concatenazione. Infine il rigore compositivo e strutturale delle singole parti, il ripercorrere di dettagli o di soluzioni costruttive che danno continuità all’insieme, pur in presenza di volumi estremamente diversi. Pensiamo ad esempio alla forma del tetto: due falde che non si toccano e formano un taglio di luce; soluzione adottata ed idonea sia nello stabile principale, che in quelli secondari. Questo rigore è anche tema di facciata, ripetuto con ritmi diversi ma analoghi lungo tutte le viste principali.

    Qui giungono le risposte ai quesiti inziali. Se si interviene su questi edifici bisogna farlo con rispetto, difendendone l’integrità volumetrica e l’aspetto di dettaglio. Non demolire le singole parti del complesso per ospitare i nuovi spazi necessari – anche se alcune di esse sono di minor pregio – e non trasfigurando l’aspetto strutturale schietto ma raffinato dei prospetti.

    Questi presupposti portano dapprima ad un intervento di risanamento energetico del blocco A, l’edificio principale del complesso. Esso è risolto prevalentemente all’interno, grazie alla realizzazione di un sistema
    modulare isolato e funzionale al passaggio dell’impiantistica e ad ospitare scaffalature e armadi utili agli spazi didattici. Lo spessore di questo elemento è pari alle necessità di risoluzione del ponte termico degli elementi costruttivi della facciata verso l’interno. La parte del serramento presenta un nuovo disegno rispetto all’originale, rispondendo all’esigenza di ventilazione naturale dei locali, in accordo con i nuovi spessori dei profili.

    Il progetto
    Le 3 tappe del progetto, il risanamento di due blocchi esistenti e l’ampliamento con un corpo nuovo, sono stati realizzati mantenendo la scuola attiva e senza dover dislocare gli oltre 1’300 studenti. Una condizione questa, definita dal concorso. L’ampliamento, oggi nella fase finale di cantiere, è un lungo corpo sollevato da terra e collegato al blocco principale attraverso i due corpi scale, tra il piano terra ed il primo livello. L’ubicazione fa chiarezza rispetto al disegno dei parcheggi e dei corpi di servizio ora disposti disordinatamente, portando la scuola finalmente lungo il fiume, non più visto come un retro bensì come sfondo privilegiato.
    Il rigore strutturale sottolineato esternamente dalle lame che sorreggono la piastra e dal ritmo verticale degli elementi di facciata è la soluzione che lega architettonicamente il nuovo edificio con l’esistente. La differenza fondamentale è la marcata dimensione orizzontale contrapposta alla verticalità dei prospetti del complesso originale.

    Il livello principale ospita principalmente 12 aule didattiche, verso ovest, e spazi di lavoro, di pausa (per studenti e docenti) o di servizio, verso est. A nord è prevista una grande sala polivalente che fungerà da spazio principale di riunione all’interno dell’intero complesso scolastico. Ampie aree di circolazione collegano i nuovi spazi, con dimensioni adeguate all’elevato numero di utenti.

    Il risanamento e l’ampliamento si sono svolti in tre tappe per un costo complessivo di 34.4 milioni di franchi: nella prima fase le aule e l’istituto (blocco A) nella seconda fase gli uffici e il Centro documentazione (blocchi D e P) e la terza tappa con l’ampliamento.
    I materiali Costruttivamente l’architettura dell’ampliamento è risolta con una struttura in calcestruzzo armato, coibentata esternamente e sorretta da pilastri a cavalletto rovesciato a livello degli accessi al piano terreno. Il linguaggio dell’edificio è risolto nei prospetti principali con della ampie superfici vetrate che guardano verso la golena del fiume, mentre nei prospetti di testa il rivestimento riprende quanto fatto per gli elementi frontali dei solai, in lamiera di zinco-titanio, ossidato di colore scuro. Il ritmo dei prospetti principali intercala vetrate fisse ad ante opache, apribili per la ventilazione e rende omogeneo e astratto l’alternarsi degli spazi interni dai diversi contenuti.

    Standard energetici
    Gli interventi di risanamento hanno rispettato i requisiti dettati dagli standard di costruzione Minergie. Non è stato possibile richiedere la certificazione dato che non era corrisposto un unico punto, la ventilazione controllata. L’ampliamento invece ha standard e certificazione Minergie. ■

  • Bellinzona ottiene quartieri innovativi

    Bellinzona ottiene quartieri innovativi

    A Bellinzona verrà realizzato un nuovo quartiere modello in pieno centro. Una giuria di esperti della città ha ora scelto il progetto Porta del Ticino tra le cinque proposte presentate. Pone molta attenzione ai temi della sostenibilità, intergenerazionalità e mobilità lenta. In particolare, è previsto un parco dell’innovazione lì, scrive la città in un comunicato stampa .

    Inoltre è previsto uno spazio abitativo per 2500 persone, scrive il quotidiano ticinese “La Regione”. Il progetto di sviluppo urbano definito dalla città nella sua comunicazione come “epocale” e “profondo” è stato ora presentato al pubblico dai partner Bellinzona, FFS e Canton Ticino. Tutti i progetti sono in mostra in Piazza del Sole fino al 7 novembre.

    Il progetto ha convinto “con il suo approccio coraggioso allo sviluppo urbano e alla progettazione del paesaggio di lasciare l’area centrale dell’area sottosviluppata al fine di fornire all’intera popolazione spazio verde gratuito e di aprire il nuovo quartiere come un’aggiunta naturale e attraente alla città”, afferma da parte della città.

    L’area di 120.000 metri quadrati destinata al nuovo quartiere è attualmente ancora occupata dalle storiche officine delle FFS. Una volta trasferiti, inizieranno ad operare ad Arbedo-Castione nel 2026. Quindi dovrebbe essere affrontata la realizzazione del quarto modello. La visione per questo dovrebbe diventare realtà entro 20 anni al più presto, riferisce il quotidiano online ticinonews.ch. Ulteriori fasi di sviluppo sono previste tra 30 e 40 anni.

    Come un video del progetto di sviluppo pubblicato su YouTube mostra, il quartiere sarà costruito intorno alla cosiddetta cattedrale di 101 anni, il cuore protetto delle officine FFS. Ogni anno qui vengono revisionate 500 locomotive vecchie e nuove. È considerato uno degli edifici industriali più importanti del Ticino.

    Questo progetto di sviluppo urbano è stato sviluppato da un team composto da sa_partners di Zurigo, TAM associati di Venezia e il paesaggista milanese Franco Giorgetta.

    Susanne Zenker, membro del consiglio di amministrazione di SSB Immobilien , ha ricordato a “La Regione” che le officine erano “sempre chiuse all’esterno”. In futuro, tuttavia, quest’area “si aprirà alla sua popolazione e diventerà uno spazio attraente. Per quanto riguarda il riavvicinamento tra attori privati e pubblici, particolarmente mirato in ambito tecnologico, la nuova area sarà “un biglietto da visita per la Bellinzona del futuro”.